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Revoca dell’amministratore

Revoca dell’amministratore
Revoca dell’amministratore: la mediazione è obbligatoria

In base all’ordinanza della Corte di Cassazione, del 18 gennaio 2018, n. 1237 non è possibile presentare ricorso al giudice per chiedere la revoca giudiziale dell’amministratore di condominio se prima non è esperito il tentativo di mediazione obbligatoria.

Continua quindi la controversa questione interpretativa dell’obbligatorietà della mediazione nei giudizi di revoca dell'amministratore di condominio.


Stante la prevalente giurisprudenza, prima di inoltrare revoca giudiziale dell’amministratore, bisognerà tentare una soluzione bonaria. Detta via mediativa appare icto oculi irrealizzabile giacché si fonda sulla speranza che sia lo stesso amministratore a rassegnare le dimissioni, il tutto in buona sostanza nell’ottica di contribuire allo sgravio di lavoro nelle aule giudiziarie.


La procedura di mediazione è, per legge, obbligatoria per tutte le cause condominiali. Ma per la revoca dell’amministratore si era posto il dubbio se fosse necessaria o meno. Si riteneva, infatti, che – trattandosi di un procedimento di volontaria giurisdizione – l’accordo sarebbe stato del tutto inutile. Non ci sono, infatti, due parti in conflitto, ma solo la richiesta al tribunale di provvedere laddove i condomini siano inerti.


È vero che l'art. 71- quater disp. att. c.c. (introdotto dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220) precisa che per «controversie in materia di condominio», ai sensi dell'art. 5, comma 1, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, s’intendono, tra le altre, quelle degli articoli da 61 a 72 delle disposizioni per l'attuazione del codice (essendo l'art. 64 disp. att. c.c. relativo, appunto, alla revoca dell'amministratore) ma la legge istitutiva del procedimento di mediazione (ADR) contempla i "procedimenti camerali" (cioè quelli da incardinare proprio per la nomina o la revoca dell'amministratore, in caso d’inerzia dell'assemblea dei condòmini) tra quelli esclusi dall'obbligo di sperimentazione preliminare.


Conformemente alla Cassazione, il Tribunale di Macerata, con decr. 10.01.2018, dopo aver richiamato la disciplina della mediazione (art. 5 comma 1 bis d.lgs. 28/2010) e le disposizioni del codice civile in materia di condominio e revoca dell'amministratore (artt. 64 e 71 disp. att. c.c.) afferma che «non possano sussistere dubbi in ordine all’applicabilità al procedimento di revoca dell'amministratore della procedura di mediazione quale condizione di procedibilità». Anche il Tribunale di Padova (decreto 24 febbraio 2015) e il Tribunale di Vasto (decreto 4 maggio 2017), seppur con diverse argomentazioni, hanno dichiarato la mediazione quale condizione di procedibilità per il procedimento di revoca dell'amministratore di condominio.


Ritornando alla vicenda che ha dato luogo all’ordinanza della Corte di Cassazione, essa nasceva da un’impugnativa del decreto del 29 luglio 2016 della Corte d'Appello di Palermo, che aveva rigettato il reclamo proposto avverso il provvedimento del Tribunale di Palermo con il quale era stata dichiarata improcedibile la domanda di revoca giudiziale di un soggetto fisico dall'incarico di amministratore del Condominio in assenza di mediazione.


Il Tribunale di Palermo aveva dichiarato improcedibile la domanda di revoca giudiziale perché la ricorrente condomina non aveva partecipato all'incontro davanti al mediatore agli effetti del d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28.
Avverso tale pronuncia, la ricorrente aveva proposto reclamo innanzi alla Corte d’Appello.


Quest'ultima aveva aderito all'interpretazione del Tribunale, secondo cui il procedimento di mediazione obbligatoria è applicabile anche al giudizio di revoca dell'amministratore di condominio, nonostante si tratti di procedimento in camera di consiglio, stante la previsione dell'art. 71 quater disp. att. c.c.; sicché la mancata comparizione della ricorrente nell'incontro davanti al mediatore equivale al mancato avveramento della condizione di procedibilità. Per tali ragioni, la Corte Territoriale aveva rigettato il reclamo.


Era quindi adita la Corte di Cassazione che con l’ordinanza 18 gennaio 2018, n. 1237 ha stabilito che è vero che l'art. 71 quater disp. att. c.c., (introdotto dalla L. 11 dicembre 2012, n. 220) precisa che per «controversie in materia di condominio», ai sensi del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, art. 5, comma 1, s’intendono, tra le altre, quelle degli artt. da 61 a 72 disp. att. c.c., (essendo l'art. 64 disp. att. c.c., relativo, appunto, alla revoca dell'amministratore). Per contro, l'art. 5, comma 4, lett. f, (come sostituito dal D.L. n. 69 del 2013, conv. in L. n. 98 del 2013) del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, è inequivoco nel disporre che il meccanismo della condizione di procedibilità, di cui ai commi 1 bis e 2, non si applica nei procedimenti in camera di consiglio, essendo proprio il giudizio di revoca dell'amministratore di condominio un procedimento camerale plurilaterale tipico.


Nell'interpretazione della Corte si spiega, tuttavia, come il procedimento di revoca giudiziale dell'amministratore di condominio: 1) riveste un carattere eccezionale e urgente, oltre che sostitutivo della volontà assembleare; 2) è ispirato dall'esigenza di assicurare una rapida ed efficace tutela a una corretta gestione dell'amministrazione condominiale, a fronte del pericolo di grave danno derivante da determinate condotte dell'amministratore; 3) è perciò improntato a celerità, informalità e ufficiosità; 4) non riveste, tuttavia, alcuna efficacia decisoria e lascia salva al mandatario revocato la facoltà di chiedere la tutela giurisdizionale del diritto provvisoriamente inciso, facendo valere le sue ragioni attraverso un processo a cognizione piena (pur non ponendosi questo come un riesame del decreto) (Cass. Sez. U, 29/10/2004, n. 20957; Cass. Sez. 6 - 2, 01/07/2011, n. 14524).


Pertanto, il decreto con cui la Corte d'Appello in sede di reclamo su provvedimento di revoca dell'amministratore di condominio, dichiari improcedibile la domanda per il mancato esperimento del procedimento di mediazione d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, ex art. 5, comunque non costituisce "sentenza", ai fini e agli effetti di cui all'art. 111 Cost., comma 7, essendo sprovvisto dei richiesti caratteri della definitività e decisorietà, in quanto non contiene alcun giudizio in merito ai fatti controversi, non pregiudica il diritto del condomino a una corretta gestione dell'amministrazione condominiale, né il diritto dell'amministratore allo svolgimento del suo incarico. Trattasi, dunque, di provvedimento non suscettibile di acquisire forza di giudicato, a nulla rilevando la motivazione del ritenuto ostacolo pregiudiziale all'esame della domanda giudiziale, atteso che la pronuncia d’improcedibilità, comunque motivata, resta pur sempre inserita in un provvedimento non decisorio sul rapporto sostanziale e non impugnabile, e non può pertanto costituire autonomo oggetto d’impugnazione. Il ricorso andava perciò dichiarato inammissibile.


A parere dello scrivente, l'art. 5, comma 4, lett. f, (come sostituito dal d.l. n. 69/2013, conv. in l. n. 98/2013) del d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, è inequivoco nel disporre che il meccanismo della condizione di procedibilità, di cui ai commi 1-bis e 2, non si applica nei procedimenti in camera di consiglio, essendo proprio il giudizio di revoca dell'amministratore di condominio un procedimento camerale plurilaterale tipico. Inoltre, poiché il procedimento ha natura di sommarietà, provvisorietà e, soprattutto, di urgenza, mal si concilia con il procedimento di mediazione.

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